Incontri d’autunno| Trento Palazzo Lodron 3/17 novembre 2018

...Cristina Zanella intercetta impalpabilità nelle superfici monocrome, sfumate da tensioni impercettibili da vuoti nel vuoto di paesaggi appena evidenziati, ad evocare, tra il magenta e l’azzurro, albe e tramonti di lune, grigie tempeste e folate di vento, come forze interiori sprigionate nello spazio…

Maria Grazia Martina

Un olio una carezza e il vento| Trento |Spazio FoyEr | personale 28/07/2018-12/08/2018 

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Video inaugurazione

RTTR 18.08.2018

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CRISTINA ZANELLA|Lodi| personale al Caffè Letterario

 CRISTINA ZANELLA “ La magia della carta”
“la carta è magica”. Tra i visitatori dell’affollatissima inaugurazione della sua personale, sabato scorso al Caffè letterario di Lodi, la trentina Cristina Zanella la trentina Cristina Zanella racconta del primo amore pittorico: l’acquerello, tecnica immediata e difficile, che proprio dagli infiniti modi incontro tra il biancore del foglio e la liquidità dell’acqua sprigiona effetti imprevedibili e irripetibili. Dall’appasionata pratica della pittura su carta che le ha permesso di impadronirsi dei segreti delle velature che stregarono tanti grandi dell’arte, in primis gli scapigliati dalle immagini ariose e inafferrabili, sono nati i trenta piccoli dipinti alle pareti. Tutti apparentati con l’acquerello dal quale derivano le trasparenze accese di luce, ma frutto di una sperimentazione che ora affida però il linguaggio appreso dall’acqua e dalla carta al colore a olio diluito e steso questa volta sulla tela; o agli inchiostri che interpretarono il lirismo tra pittura e calligrafia dei mondi fluttuanti giapponesi.
Tutte le tele, e tutte rigorosamente in formato 20×20 sono dunque le opere della mostra organizzata dal gallerista Ambrogio Ferrari nella sala superiore del Caffè letterario di Lodi. La vocazione non specificatamente espositiva dello spazio non pregiudica, pur nella coabitazione con la funzione del luogo, il rispetto per le opere, che vivono qui nel respiro libero da pesanti commistioni, quali si osservano purtroppo in altre situazioni espositive in analoghe sedi. Il nucleo centrale della mostra si concentra sulla parete della sala, alla quale conducono le scale eil passaggio aperto dove altre opere si esibiscono in sequenze visive rarefatte. La scelta mirata sul piccolo formato consente di coniugare le prerogative dello spazio con l’esigenza di offre ire una significativa conoscenza dell’artista e nel caso specifico, di considerare ogni dipinto come un tassello: una parete allestita che diviene essa stessa opera, componibile secondo schemi rinnovabili.
Piccoli quadri come pensieri e come ricordi, fluttuanti nei tocchi sicuri di pennello, ai quali la pittrice affida immagini di orizzonti conosciuti dai quali estrae forme essenziali: luoghi, alberi, le mele della sua terra divenute motivo ricorrente interpretato da tinte di luci e di ombre; o attraversa territori informali dove il colore liquido è veicolo di sensazioni allo stato puro, leggere come la visione della farfalla, appena visibile nelle sottigliezze della pennellata che l’ha creata

Marina Arensi

5/25 novembre 2016

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I LUOGHI DEL TEMPO|Galleria G. Craffonara |Riva del Garda TN

“Amo l’arte, la pittura. Ne sono attratta da sempre”, confessa semplicemente Cristina.
Da qui parte la pittrice per il lungo viaggio nell’arte e nel fascino incantevole dell’immaginario dell’astrazione coloristica ed espressiva.
La tavolozza pittorica di Cristina regala infinite declinazioni: tutto si fa colore, bagliore, lampo o vampa, quasi eco lontana di pensieri vaganti che ora si affacciano sulla soglia della memoria, ora si rendono via via più lontani e soffusi, quasi a scomparire.
Ma quando l’artista riesce ad afferrarli, imprimono la tela dei loro colori, vividi e marcati, segnando con la loro forza la tracce mistiche dei ricordi mediante la forza dell’emozione
Le macchie di colore non sono casuali, segnano con la loro forza punti di affaccio alla superficie della psiche di determinati impulsi o sentimenti. Il colore è il filo conduttore.
La sua è una visione onirica della realtà, vista attraverso panorami e visioni sognanti, espresse tutte d’un fiato. Tracce di un pensiero vagante che ci porta aldilà della tela, in mondi nuovi e sconosciuti. Ma affascinanti.

Trame di luce ed evanescenti luoghi della mente

3 ottobre 2015
Graziano Riccadonna

APPUNTI DI UN VIAGGIO

Galleria Teatro Valle dei Laghi – TN – 4 >26 settembre 2014

…Le istantanee di Cristina Zanella sono scattate con l’entusiasmo del viaggiatore, tra le brume dell’alba e i vapori della sera, quando le asperità atmosferiche si fanno medium della natura e il dettaglio dell’orizzonte si dipana tra le trame di luce. La tavolozza pittorica regala infinite declinazioni: tutto si fa colore, bagliore. I profili si sciolgono, qui e là emergono flebili dettagli, eco lontana di pensieri sbiaditi che si fanno via via ombra fusa nel mare della memoria. E quando tornano ad affacciarsi, restano impressi sulla tela, indelebili come la forza dell’emozione del ricordo che torna…                                Chiara Radice

IL  FASCINO NELL’ INCANTO DELL’IMMAGINARIO NEI PERCORSI D’ARTE

Padova 14 dicembre 2013 – 14 gennaio 2014

Un’effusione del sentimento delle cose pervade nelle opere d’arte dell’artista Cristina Zanella che nella libera espressione della forma dissolve il colore nella luminosità determinando dipinti atmosferici in una dimensione sognante. Ecco allora, libere trame informali si evolvono pian piano in una particolare luce che non è soltanto fisica, ma espressione di sentimenti lirici e spiritualità nell’ ideale viaggio del pensiero.                                   Carla d’Aquino Mineo

“RELAZIONI”
di Stefania Murgia

Antoine De Saint-Exupéry ne “ Il piccolo principe” scrive che siamo capaci di vedere bene solo con il cuore e che le cose essenziali che ci circondano non possono essere viste solo con gli occhi.
Possiamo avvicinarci al lavoro di un pittore in tanti modo diversi .
Nel guardare i lavori di Cristina è essenziale non preoccuparsi di trovare qualcosa di facilmente riconoscibile, che ci rassicuri, ma è necessario mettersi in ascolto.
Alcuni lavori artistici richiedono allo spettatore che li osserva, la stessa cura che hanno richiesto all’autore per realizzarli; come quando,  decidendo di entrare in empatia con chi ci sta parlando, cerchiamo di capire  coinvolgendo tutti i nostri sensi.
Così nei  lavori di Cristina  possiamo riconoscere i colori e le forme di ciò che vediamo intorno a noi, i pensieri che a volte attraversano la nostra mente, le emozioni profonde che in alcuni momenti significativi riempiono il nostro cuore o la capacità che a volte sorge in noi, di percepire la bellezza delle piccole cose della quotidianità.

Illuminare la profondità del cuore umano è il compito dell’artista”, dice Schumann,  rendere visibili i pensieri e le emozioni.

Il modo in cui questi pensieri vengono resi visibili crea profonde differenze, Kandinsky parla del “principio della necessità interiore”.
Nel suo percorso Cristina ha percepito che il colore e la pittura, potevano rendere visibile il suo mondo interiore, visibile per se stessa e per gli altri .Il lavoro dell’artista dovrebbe essere guidato da tale principio, ma questo percorso non è sempre facile, richiede tante qualità .
Un antico scritto orientale parla del coraggio necessario per scartare il superficiale e ricercare il profondo e, questo coraggio, Cristina l’ha trovato.
Attraverso la vita intensa che ogni donna conduce, ha trovato il luogo e lo spazio per la sua “urgenza espressiva”; attenta a  non togliere tempo alle altre cose importanti della sua  vita .
Ha trovato il coraggio di non nascondersi dietro lavori figurativi ma di mostrare il frutto del suo lavoro interiore superando , a volte , il pregiudizio di chi non sempre capisce il nostro percorso.
Ha trovato il coraggio di continuare a sperimentare e ricercare in maniera onesta, costruendo relazioni continue (da qui il titolo della mostra) con le persone, con gli oggetti, con l’ambiente circostante e con se stessa.
Sicuramente nel lavoro di Cristina si vede una felice intuizione/relazione con il colore, questa intuizione è cresciuta piano piano, prima attraverso una lunga sperimentazione iniziata con l’illustrazione, poi attraverso la pittura ‘figurativa’ sino ad arrivare alla conquista graduale di una maggiore libertà espressiva.
Questa sperimentazione è stata fondamentale perché le ha permesso via via di trovare gli strumenti più adatti per trasmettere e condividere il suo modo di percepire e vivere la vita e di esprimere in modo sempre più deciso e consapevole ciò che sentiva.
Il colore è il filo conduttore ma il percorso della mostra è stato scandito e accompagnato da alcune parole significative :
SENTIRE
è la parola chiave che racchiude i lavori in cui il colore registra e manifesta i moti interiori in modo ‘istintivo’, a volte in relazione stretta con la musica come  “Swansongs “, “The lily and The rose”,”Il respiro profondo”, a volte toccando delle trasparenze di colore quasi “mistiche”, “Fa che ti basti il giorno”.
ESSERE
Racchiude una serie di lavori in cui è presente la relazione con il quotidiano , con la natura , con le persone , essere nella vita con una determinata qualità del sentire, riportare sulla tela ciò che si è ricevuto dal mondo circostante, dal suo battito, dal suo respiro. Cristina  ha trasformato questa sensibilità in colore e forma .
Essere in questo momento dentro la vita : nei momenti di conflitto , “ Perdersi per ritrovarsi “ ,  di profonda riflessione “Passato presente” e “Tempo sospeso” e  dell’agire negli ambienti e con le persone ,”Tempo nuovo”, “Abitare la sera “.
Nei lavori di questa sezione, l’essere presenti e partecipi  è reso da sovrapposizioni materiche che creano strati e profondità, combinando la leggerezza delle velature con la materia dei pastelli friabili .
ORA
E’ il momento presente, il tempo del cambiamento, della svolta ma è anche la preghiera, il rapporto con il divino dentro e fuori di sé .
E’ la relazione tra noi e l’esterno che si eleva verso la spiritualità, o è il momento in cui ricercando il senso della vita l’essere umano si raccogli in un’ introspezione profonda.
Alcuni lavori, “Agnus Dei” o “Gloria”, percorrendo la strada della spiritualità conducono al cuore dell’uomo e altri, “Preghiera” o “Equilibrio” seguono la strada inversa che dalla terra, dall’individuo giunge all’elevazione spirituale (di cui l’albero può essere simbolo).
“Dalla terra al cielo” rappresenta il punto d’incontro di questi elementi che si uniscono nell’uomo nei momenti di  equilibrio interiore , di armonia.
“Memorie di volo” e “Memorie di volo in trasformazione” sono un progetto , la prima traccia di un percorso in evoluzione , di una decisione presa per il futuro, con la consapevolezza della necessità di una continua evoluzione.

<<Già all’età di sei anni avevo la mania di disegnare la forma delle cose. A cinquant’anni avevo ormai pubblicato un’infinità di disegni, ma tutto ciò che ho prodotto prima dei settant’anni non vale la pena di essere preso in considerazione.
A settantatré anni ho imparato qualcosa sull’autentica struttura della natura, degli animali, delle piante , degli uccelli, dei pesci e degli insetti. Perciò quando avrò ottant’anni avrò fatto altri progressi; a novant’anni penetrerò il mistero delle cose; a cento avrò raggiunto uno stadio meraviglioso; e quando avrò centodieci anni, tutto ciò che farò, che sia solo un puntino o una linea, sarà vivo:Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Owakio Rojin, un vecchio che ha la mania del disegno.

TEMPO NUOVO|Mezzocorona TN |30.04.2011
di Alessandro Togni   

“Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione per riconoscerne la struttura generale, il suo diramarsi ed articolarsi, fino al dettaglio. Con l’ordine è possibile disporre unitariamente quanto si assomiglia e quanto è dissimile, trovando relazioni fra il tutto e le sue parti, verificando i valori di ogni piccola sostanza”.

E così avviene anche nell’arte, territorio deputato principalmente alla percezione e, alla fine, “spazio attrezzato per i sensi”, questi ultimi intesi come antenne per la possibilità di conoscere, sviluppare la nostra intelligenza. Una facoltà in espansione attraverso la fissazione dell’immaginazione sopra qualsiasi supporto che sia materiale  o virtuale, con la mano in esplorazione tattile, l’orecchio in audizione delle vibrazioni invisibili, l’occhio in captazione delle particelle/ondulatorie … E la mente a raggruppare tutte le energie dentro il cervello per disporre con disciplina al fine di strutturare un ricercato, voluto, “Tempo Nuovo”, immaginando che ogni progresso per essere tale esiga un ordine in trasformazione.

Dentro l’opera, nella pittura di Cristina Zanella, artista di Vezzano personalmente conosciuta non molto tempo fa, meritevole di attenzione per l’intensità della ricerca, per la profondità delle atmosfere e per la sincera disposizione all’arte, si ritrovano completamente le istanze per una forma espressiva dove convivono elementi di sperimentazione, segni e manifestazioni di gestualità, organizzazioni intellettuali e rappresentazioni più o meno astratte, capaci di riannodare i fili fra la realtà e l’inconscio, verso la conoscenza.

E “Tempo Nuovo” è anche il titolo che Cristina Zanella ha voluto affidare alla sua prima esposizione personale, inaugurata sabato 30 aprile 2011 presso il Centro Polivalente Sottodossi di Mezzocorona, un’occasione importante alla quale sono intervenuti numerosissimi “sostenitori” e che ha decretato il meritato successo per un’artista in grado di trasmettere in forma visiva pronunciate evocazioni e sensibilità.

Nelle opere si svelano pensieri non propriamente facili, ma tuttavia riconoscibili, anche se le forme che assumono decretano invariabilmente il tempo della trasformazione. Realizzate principalmente su tela, ma anche su carta, le immagini riconducono la nostra percezione dentro le formalità del ‘900 astratto, non trascurando alcune figurazioni di origine impressionista “con riflesso onirico”.

La mostra si articola presentando le esperienze prossime ad un realismo naturalistico dove ancora pulsa un’anima romantica e, ad esempio, opere come “Risveglio”, “Paesaggio ruvido”, “Nel bosco”, sono essenzialmente un compendio all’800 romantico; mentre “Tempo sospeso”, “Aspettando i frutti”, “Preghiera”, dispongono per una riflessività assorta dove l’etere rimane inerte e sospeso dentro un aura di cenere.

Sono opere soffuse, cautamente composte fra colore e geometria, dove la componente morale riverbera segnando i confini di una profondità tesa a stabilire contatti fra interiorità singolare e pluralità.

La mutazione stilistica e di contenuto si scorge quando osserviamo il terzo segmento della mostra, composto di opere ormai attive, poste in essere nella constatazione della necessità di comprensione che l’artista richiede alle proprie emanazioni cromatiche, alle materie in movimento, alla ricerca di codici “per librare”.

“Giardino” comprende una spazialità ridotta quasi fosse un omaggio alle ninfee di Monet; “Aspettando i frutti” e “Certe notti” sono notturni dove balenano bagliori gialli e rossi colmi di emozione, mentre una nuova alba giunge a rischiarare inondando di “Irrlicht”, la luce incontenibile e vagabonda.

Segni e luoghi, destinati a descrivere il momento di “Changes”, opere dove si verificano sequenze e passaggi nel “Cambiamento”, come in “Memorie di Volo”, ultimo atto quasi impalpabile e invisibile se non nelle dissolvenze rosso rubino, dopo gli scatti della crisalide per divenire farfalla.

Attraverso la leggerezza, nel volo, si ritrovano i caratteri della bellezza e della luce, essenziali forme per la vita. Dalle grotte i pensieri sensibili muovono nuovamente verso “il fuori” e, nell’ordine delle cose, sarà ancora una nascita, quella immaginata, pensata e voluta in un piccolo quadro riassunto di tutte le potenzialità dell’arte di Cristina Zanella: “Legami indissolubili”, presenta nella sua fragilità un piccolo feto, già inondato di una luce che lo accompagnerà per sempre.

RETROSPETTIVE – INCONTRI CON L’ARTE
CRISTINA ZANELLA
di Attilio Comai